Al via l’ottava edizione di Pianonovecento, il festival musicale curato dal pianista Riccardo Sandiford al Museo Novecento di Firenze.
La VIII edizione di PIANOVECENTO, a cura di Riccardo Sandiford, prosegue al Museo Novecento con quattro appuntamenti dedicati al tema CONTRASTI. L’orecchio del ’900, in programma l’8, 9, 11 e 12 settembre alle ore 21.00.
Attraverso programmi che attraversano epoche, linguaggi e sensibilità differenti, la rassegna propone un percorso di ascolto tra alcune delle grandi figure della storia della musica e composizioni capaci di mettere in discussione le convenzioni e le abitudini dell’ascoltatore. Da John Cage ad Arnold Schönberg, da Chopin a Ravel, fino alle riletture e ai dialoghi tra repertorio classico e contemporaneo, i quattro concerti affidati a Riccardo Sandiford, Andrea Cassano, Giovanni Nesi e Federica Bortoluzzi invitano il pubblico a confrontarsi con i contrasti, le continuità e le sorprese della musica del Novecento e oltre.
“Il mio scopo è ottenere che il pubblico fischietti Musette di Schönberg all’uscita dal concerto”
Questa affermazione del pianista e compositore Andrea Cassano è perfettamente in linea con gli intenti di Arnold Schönberg ed in generale con quelli degli artisti incanalati nella corrente espressionista, che in musica è rappresentata in particolare dalla seconda scuola di Vienna.
Il cambiamento radicale dei codici compositivi, realizzati attraverso l’atonalità e la creazione del sistema dodecafonico, non era certo finalizzato a rendere ostico l’ascolto ai fruitori. Ma, al contrario, creare una poetica in grado, contrapponendosi alla elitaria cultura impressionista e simbolista, di esprimere i sentimenti viscerali del popolo angosciato e sofferente.
Tuttavia, il piacere dell’ascolto è subordinato, così come per la maggior parte delle attività umane, all’abitudine ed alla ripetizione di schemi che in qualche modo ci risuonano dentro: la tonalità, il ritmo e frasi familiari.
Questo, naturalmente, non significa che il pubblico capisca meglio una sinfonia di Beethoven della nostra Musette, come del resto un crocifisso medievale rispetto ad un’opera di Baselitz. Semplicemente, vuol dire che la tendenza dell’ascoltatore è scegliere il cosiddetto usato sicuro ed autori ampiamente digeriti, visto che comunque il concerto lo obbliga a fermarsi per un tempo determinato. Potremmo quindi, con facilità e senza dati statistici precisi, elencare una graduatoria di autori e brani- e qui non posso non citare il rammarico che aveva Ravel nel dover accettare lo strepitoso successo del suo Boléro rispetto ad altre composizioni- preferiti dalla massa e dagli amatori e fare l’elenco contrario.
La domanda che ci poniamo alla fine è: ha ragione il pubblico a preferire un notturno di Chopin a In a Landscape di Cage o a considerare Boléro il più grande capolavoro di Ravel?
È giusto alienare l’arte e gli artisti alla notorietà?
E poi…
Lo fischietterete Musette?
Riccardo Sandiford