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Museo Novecento
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a cura di Sergio Risaliti e Eva Francioli e in collaborazione con l’Archivio Lorenzo Bonechi
A settant’anni dalla nascita di Lorenzo Bonechi (Figline Valdarno, 1955 – 1994), il Museo Novecento rende omaggio all’artista valdarnese con una mostra personale composta da 25 opere che dialogano con la collezione permanente del museo. L’esposizione dal titolo “La città delle donne”, a cura di Sergio Risaliti e Eva Francioli e in collaborazione con l’Archivio Lorenzo Bonechi.
Lorenzo Bonechi, attivo dalla fine degli anni Settanta, prende parte al fervente panorama artistico degli anni Ottanta, segnati non solo dalla Transavanguardia, ma anche dall’Anacronismo e dalla Pittura colta. Artefice di una ricerca fondata sul disegno, sperimenta incisione e scultura, per poi dedicarsi, a partire dal 1982, quasi esclusivamente alla pittura, utilizzando tempera e olio.
Profondamente radicato nella cultura toscana, Bonechi guarda con attenzione all’arte del Trecento e del Quattrocento, approfondisce la tradizione bizantina e quella delle icone russe, unendo l’indagine spirituale allo studio delle fonti storiche e letterarie. Nascono così opere intrise di riferimenti alla pittura antica e alle iconografie sacre, in un percorso caratterizzato da una rara coerenza espressiva.
Nei suoi primi lavori emerge un segno mosso e franto, che evolve, tra il 1986 e il 1987, in una nuova essenzialità: rigore compositivo e campiture di colore nette, tese verso una fissità quasi mistica. Dall’inizio degli anni Novanta, la sua produzione si apre tuttavia a una nuova gestualità, che aggiorna la sua costante ricerca di equilibrio tra spiritualità e umanità.
“Per capire il presente guarda nel passato” – Lorenzo Bonechi
La mostra intende valorizzare in particolare il ruolo della figura femminile nell’opera dell’artista. Donne eteree ma concrete, collocate tra paesaggi armoniosi e architetture minimali, appaiono talvolta come sante eremite, talaltra come protagoniste di una sorellanza ispirata. Solitarie o in gruppo, si presentano come emanazioni di una doppia natura, terrena e divina, evocando al tempo stesso sia immagini della cristianità che le Korai greche, a proposito delle quali lo stesso Bonechi annotava nel proprio diario:
«Sono in sostanza corpi umani in cui si vuol esaltare la più perfetta delle forme create, la più amata dagli dei […]. Queste statue al primo momento ci possono apparire rozze, rigide, assenti, ma sono le prime emozionanti rappresentazioni dell’uomo […] nella assoluta nobiltà della sua forma.»
La mostra attraversa alcuni dei temi più ricorrenti nella pratica dell’artista: le figure sospese nel tempo, l’indagine sulla sacralità dell’esistenza, la Città celeste, il paesaggio – antropizzato o naturale – che diventa talvolta protagonista assoluto della rappresentazione.
L’esposizione al Museo Novecento vuole così gettare nuova luce su un artista di straordinaria profondità, prematuramente scomparso, ma già in vita apprezzato a livello internazionale. Le sue opere sono state presentate in prestigiosi musei e gallerie: dal National Museum of Modern Art di Tokyo alla Tate Gallery di Londra, dallo Smithsonian Hirshhorn Museum di Washington alla Sperone Westwater Gallery di New York.
La critica e il mercato hanno riconosciuto il valore del suo linguaggio personale, tanto da celebrarlo post mortem alla 46ª Biennale di Venezia (1995). Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi, la Tate Britain, il Philadelphia Museum of Art e il National Museum of Modern Art di Tokyo.
Si ringraziano Archea Associati, Leofrance S.p.A. e Tacheolab S.r.l.




