30 Apr 2021 – 14 Ott 2021

Ali Banisadr. Beautiful Lies

A cura di

Sergio Risaliti

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Quando e dove

La mostra mette l’opera di Ali Banisadr a confronto con l’arte e la storia di Firenze: al Museo Bardini i dipinti dell’artista saranno in dialogo con le opere della collezione creata da Stefano Bardini, con i marmi e le pitture medievali e rinascimentali, con i tappeti persiani e con le rilucenti armature conservate nel museo caratterizzato dal celebre ‘blu’ Bardini, mentre in palazzo Vecchio, Banisadr è stato invitato a realizzare tre dipinti site-specific, ispirati dalla lettura della Divina Commedia di Dante in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

Orari Mostra

Sala dei Gigli – Museo di Palazzo Vecchio

Lunedì – Domenica

9:00

19:00

Giovedì

9:00

14:00


Museo Stefano Bardini

Lunedì – Domenica

11:00

17:00

Martedì

Mercoledì

Giovedì

In occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di dante, il progetto Museo Novecento Off rende omaggio al sommo poeta con la personale di Ali Banisadr. Beautiful lies, nella doppia sede del Museo di Palazzo Vecchio (Sala dei Gigli) e del Museo Stefano Bardini.

Dopo aver lasciato l’Iran a soli dodici anni insieme alla famiglia, Banisadr ha raggiunto prima la Turchia e successivamente gli Stati Uniti, fermandosi in un primo momento a San Diego, successivamente a San Francisco e poi a New York, dove l’artista vive ancora oggi.

Per lo più sono sempre stato interessato ai dipinti storici del Rinascimento, poiché sono più allegorici, mitologici e non riguardano un tempo o un luogo particolare. Non sono mai stato un fan dei dipinti di storia del diciannovesimo secolo da quando sono diventati propagandistici e concentrati sulle storie nazionali, su un dato tempo e luogo.

-Ali Banisadr

I suoi dipinti sono abitati da una folla surreale di decine e decine di figure, che sembrano apparire e svanire nella superficie pittorica dei suoi dipinti che è come raschiata e spazzolata da una tempesta che trascina in un caos apocalittico quelle masse di esseri bizzarri e mostruosi, grotteschi e alieni. Si tratta di un pandemonio, dove il caos è però ordinato, anche se ogni creatura che abita questo universo non corrisponde nei tratti a personaggi riconoscibili e identificabili, come nella tradizione pittorica del passato. Il mondo di Banisadr è turbolento e in procinto di essere spazzato via da un’esplosione violenta, da un cataclisma, una realtà apocalittica. Tutto è in movimento, le diverse zone del dipinto si agitano a velocità diverse, ora le figure se ne stanno impietrite ora sono frenetiche.

C’è qualcosa di affascinante e di confuso che rifiuta ogni descrizione oggettiva e il soggetto sembra tanto evanescente, quanto misterioso. Si tratta di composizioni assolutamente affascinanti perché creano stupore e una forte inquietudine. Come una sinfonia dalle note alte, roboanti, e dissonanti, che trova un equilibrio classico grazie alla sapiente organizzazione di piani di profondità, alla temperatura dei colori, alla attenzione appunto sinestetica con cui sono distribuiti i punti di forza all’interno di quel mondo, senza un focus principale e un punto di vista privilegiato.

La visione è come presa dall’alto a volo d’uccello, e l’occhio non è mai portato a concentrarsi su un unico punto focale, su una sola azione, una figura emergente, mentre la ricchezza e varietà di dettagli quasi antropomorfi o naturalistici lascia quasi storditi, come quando si gira in una giostra e tutto il mondo si snoda su un piano cominciando a sfocarsi in relazione alla velocità. Salta la gerarchia. Banisadr non usa la prospettiva geometrica per allineare secondo importanza i diversi elementi in gioco. Possono venire alla mente i dripping di Pollock anche se il tipo di lavoro eseguito da Banisadr con spatole e pennelli è decisamente diverso. Potremmo pensare a Pollock, Lee Krasner e Willem De Kooning tanto quanto a Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel.

Attratti da una sorprendente ricerca cromatica procediamo a navigare con lo sguardo in una sorta di cosmogonia eccentrica vista dall’alto per poi calare in basso, verso il microcosmo, animato da innumerevoli dettagli, ed è come se la giostra rallentasse e lo sguardo si posasse su misteriose rivelazioni, esseri incomprensibili, improbabili, appartenenti a mondi fantastici, al mostruoso e ultraterreno. Nella sua esperienza estetica convivono astratto e figurativo, il linguaggio modernista e l’immaginario medievale. Il turbinio agitato delle sue tele mette in scena un mondo intero, che attinge al passato e al presente, e li costudisce entrambi offrendoci una visione senza tempo e mai circoscritta a un contesto culturale chiuso, ispirandosi in contemporanea all’arte di ieri e di oggi.

Da quando mi sono immerso nell’Inferno di Dante, un intero mondo si è aperto su ciò che è contenuto nei suoi versi. Dante raccolse molte conoscenze frammentate, tratte da vecchi poemi epici, dalla mitologia, dalla storia e dalla politica, dando vita a un’opera visionaria. Sono affascinato da questi mondi multidimensionali in cui il poeta raccoglie un’intera enciclopedia universale della conoscenza. Sono anche affascinato da quante figure possano coesistere all’interno di una persona, perché psicologicamente parlando, tutti i personaggi che Dante incontra nell’Inferno sono in un certo senso le voci e le idee dei personaggi stessi che risuonano nella sua mente.

-Ali Banisadr

Artista

Ali Banisadr

1976, Tehran

Curatela

Sergio Risaliti

Coordinamento Scientifico

Francesca Neri

Eva Francioli

Luca Puri

Press

Lea Codognato | Caterina Briganti | Davis&Co.

Ufficio Stampa Museo Novecento

T. 055 2347273

info@davisanco.it

Comunicazione

Costanza Savelloni

Crediti Fotografici

Serge Domingie

Organizzazione

Mus.e

In collaborazione con

Thaddeus Ropac