SOLO – Piero Manzoni

18 settembre - 13 dicembre 2018

È dedicata a Piero Manzoni (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963) la seconda mostra del ciclo espositivo Solo, ideato dal direttore artistico del Museo Novecento Sergio Risaliti, e immaginato per offrire di volta in volta un breve ritratto di alcuni grandi maestri del Novecento.

Alternando mostre che attingano dalle raccolte civiche ad altre organizzate per ospitare personalità non presenti in collezione, il progetto risponde alla duplice necessità di costruire nuove narrazioni attorno agli artisti conservati nel museo e di integrare il percorso espositivo colmando le lacune che caratterizzano la collezione del museo.

Dopo un primo focus su Emilio Vedova (artista presente nella collezione Alberto Della Ragione), adesso è la volta di Piero Manzoni (dal 18 settembre al 13 dicembre 2018), artista che invece non rientra nel patrimonio delle collezioni civiche fiorentine. L’esposizione, a cura di Gaspare Luigi Marcone èrealizzata in collaborazione con la Fondazione Piero Manzoni di Milano.

Con cadenze regolari, il Museo Novecento si concentra sulla figura di un singolo artista, scegliendo di raccontare un aspetto peculiare della sua carriera grazie all’esposizione di una o più opere presenti nelle raccolte del Comune di Firenze o concesse in prestito da altre collezioni pubbliche o private – ha spiegato Sergio Risaliti -. Si tratta di “assoli” espositivi in cui la selezione delle opere scelte risponde a un taglio critico innovativo, frutto di un lavoro di ricerca e di riflessione che vede impegnati alcuni dei migliori storici dell’arte e curatori di nuova generazione. Dopo quello su Emilio Vedova siamo orgogliosi di inaugurare il primo ‘progetto monografico’ su Piero Manzoni in uno spazio museale a Firenze focalizzato sugli ‘oggetti’ – o meglio i ‘concetti-oggetti’ – che l’artista produce dal 1959 al 1962. Artista puro e teorico puro – di stampo fisico/comportamentale e mentale/filosofico – come testimoniano i suoi molti scritti apparsi sotto forma di diari, manifesti e articoli, con le sue azioni, le sue sperimentazioni, tecniche comunicative e di riproduzione, Manzoni ha spostato in un inedito futuro la storia dell’arte che, dopo le sue invenzioni e incursioni, non è più stata quella di prima”.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, durante il cosiddetto miracolo economico Manzoni compie i suoi miracoli sperimentali – ha detto il curatore Gaspare Luigi Marcone – Un artista ‘inclassificabile’ che offre continuamente stimoli critici e ipotesi di ricerca. Una ricerca scandita da polarità dialettiche: concetto/oggetto, materiale/immateriale, interno/esterno, ironia/rigore, magia/scienza, finito/infinito, tutto/niente. Dalle Linee alle opere ‘corporali’ come i Corpi d’aria, le Uova scultura e la Merda d’artista, Manzoni ha ridefinito l’idea del ‘fare arte’; il suo percorso è scandito da questi ‘concetti-oggetti’, opere ‘inscatolate’, misteriose e ironiche ma di assoluta profondità; non sono solo ‘semplici provocazioni’, l’artista ha sempre operato in modo più assoluto e totalizzante. Insieme a una costante attività teoretica le sue operazioni hanno aperto la strada a molte sperimentazioni degli anni successivi a livello nazionale e internazionale”.

Parallelamente agli Achromes, realizzati da Manzoni dal 1957 fino alla fine del suo percorso, l’artista concepisce sin dal 1959 opere che sfuggono a qualsiasi categoria tradizionale (pittorica o scultorea). Nella primavera del 1959 Manzoni realizza le prime Linee; inizialmente un’unica linea orizzontale di inchiostro scuro è tracciata su un foglio di carta verticale da allestire a parete. Dall’estate dello stesso anno però l’artista traccia le sue linee su rotoli di carta di lunghezza variabile poi racchiusi in cilindri di varia natura dove un’etichetta riporta lunghezza, data e firma. La linea più lunga è la Linea di 7.200 metri realizzata in circa tre ore il 4 luglio 1960 a Herning in Danimarca. La linea più radicalmente “concettuale” è invece la Linea di lunghezza infinita (realizzata in vari esemplari nel 1960): un semplice cilindro di legno dove è solo l’etichetta che “in-forma” dell’“in-finito”. Sul finire del 1959 prende sempre più “corpo” l’indagine “fisiologica”, o appunto “corporale”, con la nuova serie dei 45 Corpi d’aria: in una scatola di legno vi sono un foglio di istruzioni, un palloncino bianco da gonfiare con un tubicino e un treppiede dove poggiare la “scultura gonfiata”. Dopo questa serie l’artista realizza anche Fiato d’artista (vari esemplari del 1960) dove il palloncino gonfiato è semplicemente apposto su una base quadrangolare di legno. Dal 1960 le sperimentazioni manzoniane diventano sempre più radicali: l’ultima mostra alla Galleria Azimut (spazio autogestito fondato da Manzoni con Enrico Castellani nel dicembre 1959) è l’“atto performativo” Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico Divorare l’arte avvenuto il 21 luglio 1960. L’artista – quasi nelle vesti di sacerdote – offre da mangiare al pubblico uova sode con la sua impronta digitale concretizzando un atto di “comunione” tra autore, opera e pubblico. Parallelamente vi è la produzione delle Uova scultura, uova sode complete di guscio e impronta digitale conservate in piccole scatole di legno firmate e numerate. Il ciclo corporale-biologico-fisiologico culmina l’anno successivo, nel maggio 1961, quando l’artista produce le celeberrime 90 scatole di Merda d’artista da vendersi al prezzo corrente dell’oro per grammo. Nello stesso anno Manzoni realizza le Basi magiche, in più versioni, con le quali qualsiasi persona o oggetto può diventare opera d’arte fino all’estrema radicalità totalizzante del Socle su monde, la base del mondo, con la quale tutta la Terra è trasformata in opera d’arte. Gli atti demiurgici manzoniani, che aprono la strada alle future ricerche concettuali e performative, si concretizzano anche nel “ciclo” delle Sculture viventi: dal gennaio del 1961 l’artista inizia a firmare le persone come opere d’arte rilasciando un relativo “certificato di autenticità”. L’idea della “certificazione” è ulteriormente sviluppata, su un piano diverso, con le fotolitografie delle Tavole di accertamento edite nel 1962 da Vanni Scheiwiller con prefazione di Vincenzo Agnetti.

Nel percorso espositivo – che offre una panoramica delle principali tappe delle ricerche manzoniane – vi sarà anche un’appendice dedicata alla mostra “Monocromo”, esposizione collettiva tenutasi alla Galleria Il Fiore di Firenze nel gennaio 1963, che costituisce, molto probabilmente, l’ultima mostra italiana alla quale partecipa Manzoni prima della sua prematura scomparsa avvenuta a Milano per infarto il 6 febbraio di quello stesso anno.

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Prenotazione obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni:
Tel. 055-2768224 e 055-2768558
info@muse.comune.fi.it

Un progetto ideato da Sergio Risaliti
a cura di Gaspare Luigi Marcone.