DUEL – Goldschmied & Chiari. Eclisse

15 marzo - 30 maggio 20191

Apre al pubblico venerdì 15 marzo (fino al 30 maggio 2019) il quarto appuntamento del ciclo Duel, ideato dal direttore artistico del Museo Novecento, Sergio Risaliti, che invita un artista contemporaneo a porsi in dialogo con un’opera della collezione civica del museo.

Protagoniste della mostra Eclisse, a cura di Gaspare Luigi Marcone, sono Goldschmied & Chiari (Sara Goldschmied, Arzignano 1975 – Eleonora Chiari, Roma 1971). La mostra è realizzata in collaborazione con gli assessorati alle pari opportunità e all’ambiente del Comune di Firenze.

Goldschmied & Chiari, costruendo tutta la mostra sull’idea del “doppio”, hanno scelto, quasi per empatia, il dipinto Demolizioni (1937) di Mario Mafai. L’opera, che testimonia le distruzioni degli edifici romani volute dal fascismo per dare un nuovo volto all’Italia tramite l’urbanistica di regime, introduce all’ambiente principale della mostra. All’interno della sala le artiste espongono la serie di collage Dispositivi di rimozione (2010-2012) e la grande installazione polimaterica Patria (2010-2019). I collage sono composti da immagini ricavate da riviste edite tra il 1969 e il 1980; sullo sfondo vi sono “panorami” in bianco e nero di tragiche stragi in un intreccio oscuro tra terrorismo, apparati deviati e criminalità (dalla strage di piazza Fontana del 1969 alla strage della Stazione di Bologna del 1980), mentre in superficie emergono ritagli a colori di sexy playgirls. Le ragazze dalle pose ammiccanti distolgono lo sguardo dagli sfondi tragici, che vengono confinati a immagini di contorno.

Il titolo Dispositivi di rimozione rimanda, infatti, al “dispositivo” (la ragazza sexy) di repressione psicologica che cattura lo sguardo dello spettatore eclissando e neutralizzando gli sfondi drammatici ricchi di macerie. Proprio le macerie, questa volta oggettuali, vanno a formare l’altro lavoro esposto in sala, Patria; i detriti edili compongono a terra la parola “patria” aprendo una riflessione sempre attuale sulla condizione del Bel Paese. “Le artiste” ricorda Risaliti “scelgono non a caso di riprodurre la parola patria, e non nazione o Italia, portando la riflessione collettiva attorno all’opera dal piano locale a quello universale. La parola patria parla a tutti i popoli e a tutti i tempi, in una sorta di trasversalità che è sia geografica, sia storica. La Patria evoca la retorica politica che agisce sull’amor patrio, chiamata dai sovrani a sostegno del sacrificio umano del popolo. E le macerie di cui ‘questa patria’ è costruita evocano altresì un patrimonio comune, culturale e storico/artistico, in rovina, che appartiene a sempre più nazioni nel nostro presente”.

Le rovine polverose, scarti di edifici e cantieri, che compongono l’installazione guardano criticamente all’illusorietà dell’identità nazionale, richiamando alla mente le riflessioni del sociologo Benedict Anderson sulla “comunità immaginata”. La nazione, seguendo le parole dello studioso, è una comunità politica immaginata “[…] in quanto gli abitanti della più piccola nazione non conosceranno mai la maggior parte dei loro compatrioti, né li incontreranno, né ne sentiranno mai parlare, eppure nella mente di ognuno vive l’immagine del loro essere comunità […]”.

Nel video Autoritratto (2009-2019) le artiste scavano una buca in un bosco per poi “piantarvisi” come nuovi elementi vegetali. Radici da recuperare, ciclicità della natura, scavo come ricerca e memoria, ma anche come metafora dell’operare artistico, sono solo alcuni dei numerosi concetti offerti da questo video. La “madre terra” si confronta con la “terra patria”, forse rendendoci più responsabili di un luogo di origine che condividiamo con tutti, al di là dei confini nazionali e oltre le retoriche sovraniste.

I due specchi Eclisse (2019), tra i lavori più recenti delle artiste, riprendono, oltre alla tecnica di realizzazione, alcune tematiche della serie Untitled views e dialogano con le altre opere esposte rimandando ulteriormente al dato naturale. Goldschmied & Chiari sparano fumogeni colorati in studio e realizzano una serie di fotografie alcune delle quali sono poi stampate sui supporti specchianti, tramite una tecnica segreta, quasi alchemica, che ingloba totalmente l’immagine. Queste “visioni/vedute senza titolo” si aprono a molteplici interpretazioni: il fumo e i fumogeni, elementi usati dagli illusionisti o anche durante eventi sportivi e manifestazioni da parte delle forze dell’ordine, sono anche “momenti” del pensiero e dell’anima, del sogno e del ricordo, di una memoria offuscata e di un futuro da scoprire. Tra policromia e polisemia emergono allusioni dirette e indirette, dal vedutismo ottocentesco ad alcuni esiti della pittura astratto-informale del Novecento, oltre alle secolari metafore dello specchio nella storia dell’arte occidentale. Lo spettatore, riflettendosi e riflettendo, è parte attiva e integrante dell’opera.

Direzione artistica Sergio Risaliti
mostra a cura di Gaspare Luigi Marcone