15 Lug 2021 – 14 Nov 2021

Arturo Martini e Firenze

A cura di

Lucia Mannini con Eva Francioli e Stefania Rispoli

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Quando e dove

Da

15Luglio 2021

A

14Novembre 2021

Museo Novecento

L’esposizione si inserisce all’interno del ciclo Solo dedicato ai maggiori artisti del Novecento, pensato per raccontare aspetti peculiari e meno noti della vita e della pratica di grandi protagonisti nella pittura e scultura del secolo scorso

Orari Mostra

Orario Invernale

Lunedì – Domenica

11:00

20:00

Giovedì


Orario Estivo

Lunedì – Domenica

11:00

21:00

Giovedì

Il progetto Arturo Martini e Firenze è realizzato in concomitanza con la grande retrospettiva dedicata a Henry Moore, un altro gigante della scultura moderna e contemporanea.

Concepite come veri e propri assoli, le mostre presentano di volta in volta un gruppo ristretto di opere, unito a documenti e apparati di vario genere, provenienti dalle collezioni civiche o da prestiti concessi da istituzioni e collezioni private.

La presenza di Arturo Martini a Firenze si ricostruisce sia attraverso la sua partecipazione a importanti esposizioni, sia perché è stato immediatamente oggetto di interesse da parte di collezionisti privati, come attesta la presenza di una serie di sue sculture conservate nel capoluogo toscano.

Già nel 1922, Martini è tra i protagonisti della Fiorentina Primaverile, presentato da Alberto Savinio. Tornerà a Firenze nel 1931, anno del successo ottenuto alla Quadriennale di Roma cui segue pochi mesi dopo la doppia personale con il pittore Primo Conti nei locali della galleria Bellini, in Palazzo Spini Feroni, che suscitò ampia partecipazione e interesse a livello nazionale

A distanza di circa quarant’anni, un importante nucleo di opere del maestro approdò in città grazie al generoso lascito dell’ingegnere Alberto Della Ragione. Tra le 241 opere donate da questi alla Città di Firenze, all’indomani dell’alluvione del 1966, spiccano alcuni capolavori di Arturo Martini, come le grandi sculture La Pisana (1933 ca.), il Leone di Monterosso (1933-1935 ca.) e L’Attesa (1935 ca.), oltre a un nucleo di piccole terrecotte che indagano la figura femminile quali Le collegiali (1927 – 1931 ca.), La cinese (1931 – 1933 ca.) e il Nudino sdraiato (1932 ca.).

Il legame tra Arturo Martini e Firenze si declina dunque nella presenza, e nel ritorno, di alcune sue opere fondamentali degli anni Trenta – un breve ma rilevante capitolo che attesta la dinamicità culturale della città in quel periodo – e infine anche nel rapporto con le fonti visive che i musei fiorentini avevano potuto offrirgli.

Il legame affettivo con Roberto Papi aveva portato Martini a stabilirsi per alcuni mesi a Firenze all’inizio del 1931, giungendo a ipotizzare di comprarvi un podere con il premio in denaro ottenuto con la vittoria alla Quadriennale.

L’ingresso di quattro opere nella raccolta che i Contini Bonacossi stavano allestendo a Villa Vittoria (come La moglie del marinaio, oggi in collezione privata, e L’ospitalità, concessa in prestito dal FAI) confermava l’interesse dei collezionisti per Martini. A seguito di quella mostra altre opere entrarono o in collezioni cittadine, come quella Valli (Testa di ragazza ebrea, concessa in prestito dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro) e quella di Mario Castelnuovo Tedesco, musicista dalla cultura complessa e raffinata, autore di opere tratte dalla mitologia classica, dalla religione ebraica, dalla letteratura, come Machiavelli e Shakespeare.

La scelta di legare l’opera di Martini a Firenze e alla Toscana non è dunque dettata da una smania campanilista, ma dal proposito di offrire ai visitatori e agli studiosi l’opportunità di vedere opere di grande interesse – alcune delle quali recentemente “riscoperte” – e di riconsiderare alcuni aspetti del percorso biografico e artistico dello scultore che emergono attraverso legami speciali.

-Lucia Mannini

Artista

Arturo Martini

1889, Treviso – 1947 Milano

Curatela

Lucia Mannini

Eva Francioli

Sergio Risaliti

Coordinamento Scientifico

Francesca Neri

Press

Costanza Savelloni

Social

Giulia Spissu

Crediti Fotografici

Serge Domingie

Organizazzione

Mus.e

Collaborazione

Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze

Margherita Scheggi

Valentina Torrigiani