«V’HAN CERTUNI CHE DORMENDO / VANNO INTORNO COME DESTI». STORIE DAL «MONDO DI IERI»

Mercoledì 2 febbraio

Con Donatella Allegro, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia e, alla fisarmonica, Olimpia Greco

Lettura e musica nell’ambito del progetto Carissimi Padri… Almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915), in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana.

Automobili, aerei e dirigibili, fotografie in movimento, spettacoli magnificenti e lunghe nottate illuminate a giorno… il sogno della belle époque! Un tempo leggero e ricco d’entusiasmi, in cui il globo veniva descritto come un unico sconfinato giardino! Un tempo destinato, si narrava, alla felicità e all’affermazione dell’uomo occidentale, sempre più affrancato da antichi fardelli e fatiche… un tempo, pareva, privo di fondi pensieri, di ponderate ragioni, preda di sonni e follie, pronto a scivolare incosciente nell’incubo della Grande Guerra, che avrebbe visto un’intera generazione di giovani europei gettarsi, ai primi appelli alla mobilitazione totale, nella tremenda avventura della trincea.

Il rapporto coi propri padri, si sa, è sempre questione complessa. Amore, paura, riconoscenza, odio, senso del dovere, tenerezza…: tutto si mescola in un groviglio difficile a districarsi, da cui bene o male siamo nati. E i padri si fanno così “carissimi”: oggetto di affetto profondo, ma anche figure ingombranti e per più aspetti “costose”.

Circa cento anni fa un accecamento violento ci ha generati – o ha quanto meno disegnato alcuni tratti inconfondibili del nostro volto. La Grande Guerra. Una manciata d’anni di tragedia, recitata da personaggi di operetta, per festeggiare, nello smarrimento di un sonno profondo, gli ultimi giorni dell’umanità. Una generazione di figli gettati al massacro e poi… il mondo in cui viviamo.

Promosso dal Teatro della Toscana, il progetto partecipato Carissimi Padri… Almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915) è un lungo viaggio, dal febbraio all’autunno del 2016, per riflettere insieme su cosa ci ha portati a quel lontano tramonto, il tramonto che un po’ ci ha generati. Un viaggio teatrale, ma non solo, in salsa grottesca, dalle luci abbaglianti dell’Esposizione Universale del 1900 al maggio glorioso del 1915, per fare finalmente i conti con i nostri “Padri carissimi” – senza dimenticare mai che, come scrive Brecht, «la tragedia, molto più spesso della commedia prende alla leggera le sofferenze dell’umanità».

Nell’ambito del progetto Carissimi Padri, il Museo Novecento ospiterà tra aprile e maggio due spettacoli itineranti nelle sale espositive.

La conferenza si svolgerà in Altana. Ingresso libero fino a esaurimento posti e non prevede l’accesso al percorso museale.