Gli appuntamenti in occasione della Giornata della Memoria

Domenica 27 gennaio

In occasione della Giornata della memoria, il Museo Novecento propone una serie di eventi che invitano ad interrogarsi su ciò “che è stato” e sul valore dell’arte e della cultura quali antidoti all’indifferenza, drammaticamente attuale, nei confronti della disperazione e della morte di migliaia di persone. Una simile riflessione diventa ancor più necessaria in un luogo della memoria come il Museo Novecento, requisito e trasformato dalle truppe germaniche in un campo di raccolta per i lavoratori che aderirono allo sciopero indetto nel marzo 1944, 338 dei quali furono trascinati alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella e deportati nel lager nazista di Mauthausen.

Programma

Ore 11:00 e ore 12.00
Orizzonti. Nuovi sguardi sull’arte del Novecento* 
Visite guidate nell’ambito del progetto AMIR

Nel giorno in cui la comunità internazionale fa memoria delle vittime dell’Olocausto, l’arte diventa un modo per riflettere sulle opportunità di incontro e reciproca conoscenza, unici antidoti contro l’odio generato dagli stereotipi. Il dialogo con le opere e i visitatori sarà infatti condotto da un gruppo di migranti aderenti al progetto AMIR, giovani provenienti da vari paesi che hanno studiato l’arte del nostro tempo e della nostra penisola mettendola in relazione con la propria storia, le proprie origini, la propria patria. La visita consentirà di avvicinarsi alle opere esposte con gli occhi di chi è giunto a Firenze come “nuovo cittadino”: i visitatori, guidati da voci appartenenti a diverse culture, saranno invitati a osservare in modo nuovo le forme, i codici, i significati dell’arte italiana del nostro tempo e comprendere come davvero l’opera d’arte sia “aperta” e “centro attivo di una rete di relazioni inesauribili”. (U. Eco)

Ore 11:00
The Holocaust Memorial
Esposizione di alcuni progetti della Sam Fox School of Design & Visual Arts Washington University St. Louis

Gli studenti del corso diretto dal professor Stephen Leet hanno elaborato dei progetti per un ipotetico memoriale dell’Olocausto situato nel Museo Novecento. Nel marzo del 1944, fascisti e nazisti trasformarono le Ex Leopoldine in un centro di interrogatori e di detenzione per centinaia di lavoratori scioperanti, che furono arrestati e detenuti dalle autorità italiane in questo edificio. L’8 marzo 1944, 338 prigionieri furono deportati nel campo di concentramento di Mauthausen in Austria: meno del 20% è sopravvissuto. Ogni studente ha progettato un memoriale dedicato alle circostanze specifiche degli arresti, delle detenzioni e delle deportazioni avvenute nel marzo 1944: vengono così ricordate sia le vittime ebree della Shoah in Italia che quelle di tutto l’Olocausto, con l’intento di far luce sui responsabili della loro sofferenza e del loro sterminio.

Ore 17:00
Inventory. The Fountains of Za’atari
Sergio Risaliti in conversazione con Margherita Moscardini

Inventory. The Fountains of Za’atari è un progetto sviluppato all’interno del campo per rifugiati di Za’atari, nato nel 2012 in Giordania, al confine siriano, per accogliere i cittadini in fuga dalla guerra civile. Nel 2015 il campo ha raggiunto una popolazione di 150.000 persone, diventando la quarta città più grande della Giordania e il secondo campo per rifugiati più grande al mondo. Attualmente sono 80.000 i siriani residenti. Margherita Moscardini ha vissuto nel campo per svariati mesi e osservato la sua realtà attraverso il doppio paradigma posto dalla condizione del rifugiato che, da un lato, mette in discussione il concetto di Europa, organismi come le Nazioni Unite e il sistema degli stati nazionali, e, dall’altro, ci chiama a ripensare i campi come realtà urbane destinate a durare. Il progetto, promosso dalla Fondazione Pastificio Cerere di Roma e supportato da numerose istituzioni e fondazioni internazionali, è vincitore della prima edizione del bando Italian Council 2017, concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.

Margherita Moscardini (Italia, 1981) indaga le relazioni tra processi di trasformazione di ordine urbano, sociale e naturale appartenenti a specifiche geografie. La sua pratica privilegia il processo e progetti a lungo termine, che sviluppa attraverso interventi in larga scala, disegni, scritti, modelli in scala e video. Moscardini ha studiato arte a Bologna (Italia); ha frequentato il CSAV della Fondazione Ratti di Como (visiting professor Yona Friedman) ed è stata research fellow della Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University, New York. Negli ultimi anni ha sviluppato progetti in Italia, Istanbul, Seoul e lungo la costa atlantica europea, che sono stati mostrati in istituzioni come ISCP, NY; Fondazione MAXXI, Roma; Palazzo Reale, Milano, etc.

Ore 18.00
Base per dialogo / Struttura evidente / Struttura impossibile
Performance di Zoya Shokoohi

Appoggiati spalla a spalla con gli occhi bendati, due stranieri, utilizzando la propria lingua di origine, provano ad intavolare un dialogo che resta comunque incomprensibile. I due, in piedi in semi-equilibrio su due basi di legno, non riescono a capirsi: nessuno potrebbe capire il loro dialogo, anche se comprendesse tutte e due le lingue (farsi e albanese). L’azione non consiste nel dialogare con o attraverso la propria lingua, ma nello scambiarsi un’esperienza sentimentale fondamentale, che nasce da un subconscio infantile del “POTER DIRE”. Poiché nella nostra epoca il campo coincide con la struttura sociale in cui ogni individuo deve annullarsi, per potersi integrare, oggi l’unico campo che non sia di concentramento è quello in cui è dato dialogare senza necessariamente perdere la propria lingua per integrarsi.

Zoya Shokoohi. Proveniente da una formazione scientifica e artistica, Zoya Shokoohi (Isfahan, 1987) si trasferisce in Italia dall’Iran. In questo spostamento, oltre all’attenzione per il rapporto tra Arte e Scienza, che la porta a mettere in evidenza la natura paradossale di quest’ultima, si interroga sulla sua posizione all’interno di un contesto urbano occidentale. Per questo il suo lavoro si concentra su “attività necessarie socio-politiche dell’uomo di oggi”. Tra le sue opere principali si ricordano: la perfomance io sono qui, realizzata in Piazza della Signoria, archivio novembre 2017, belle statuine, Bilico, gioco progettato e realizzato in vari luoghi di Firenze, la performance political experience, realizzata presso la Limonaia di Villa Strozzi, archivio di un dittatore, la performance dictator is present, prova della testimonianza a Berlino, sono io/non sono io.

Ore 18:30
Giovanni Micoli e Maria Lucia Bianchi leggeranno brani da Nessuno sa di lui di Ippolita Morgese

Attraverso la lettura di passi scelti, Giovanni Micoli e Maria Lucia Bianchi ci introducono nelle dinamiche sociali che hanno avuto per protagonisti gli ebrei residenti a Firenze. Come in un romanzo, Ippolita Morgese narra la storia di Carlo Pitti, il magistrato cui fu affidato il compito di istituire il ghetto ebraico in città, nel 1571. Grazie al ritrovamento dell’archivio privato, l’autrice ricostruisce la vicenda di un personaggio chiave nel sistema di potere della Firenze medicea, svelando, attraverso aneddoti e dati inediti, abitudini, tradizioni familiari e usanze del secondo Cinquecento.

Ingresso al museo gratuito per l’intera giornata

* La partecipazione è gratuita. La prenotazione è obbligatoria.
Info: Tel. 055-2768224 – 055-2768558, Mail: info@muse.comune.fi.it