Corpo a corpo. Poetiche dal Novecento al Contemporaneo

16-23 settembre 2015

In occasione della mostra HUMAN. Antony Gormley attualmente al Forte di Belvedere, curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini, organizzata in collaborazione con il Museo Novecento, un ciclo di conferenze con ospiti internazionali per approfondire l’utilizzo e la rappresentazione del corpo nell’arte dal Novecento al contemporaneo.

 

Giovedì 17 settembre ore 17.30
al Forte Belvedere
Arabella Natalini
Antony Gormley: dalle mura di Derry ai bastioni di Forte Belvedere

Protagonista di numerose opere per spazi pubblici, Antony Gormley ha più volte dichiarato che ogni progetto richiede una grande responsabilità verso i luoghi e le persone, e, nel caso delle commissioni pubbliche, il coinvolgimento delle amministrazioni e dei cittadini, è un fattore assolutamente imprescindibile. Dal punto di vista teorico, l’ampio dibattuto sull’arte pubblica sviluppatosi negli ultimi decenni ha contribuito solo parzialmente a rispondere ai molteplici interrogativi che stanno alla base di pratiche ormai tanto consolidate quanto eterogenee. Ciononostante, le commissioni di opere pubbliche, temporanee o permanenti, sembrano essere divenute sempre più numerose e hanno messo alla prova alcuni tra i maggiori artisti contemporanei. Tra questi, proprio Antony Gormley, che, pur rigettando l’etichetta di arte pubblica, ha realizzato nel corso della sua lunga carriera alcuni progetti emblematici. Ripercorrendone per sommi capi il percorso, da alcune delle prime opere per arrivare alla personale realizzata dall’artista a Firenze, se ne metteranno in luce le caratteristiche peculiari. Human, nella sua complessità, sollecita ulteriori riflessioni, dove questioni di ordine generale si intrecciano con la poetica ed il modus operandi dell’artista.
Arabella Natalini, storica dell’arte, curatrice e docente di Cultura del progetto presso ISIA di Firenze, è particolarmente interessata ai recenti sviluppi dell’arte pubblica, alla riflessione sul rinnovato ruolo del museo d’arte contemporanea e ai complessi rapporti tra sfera pubblica e privata.

 

Mercoledì 23 Settembre 2015 ore 17.30
al Museo Novecento
Teresa Macrì
Fenomenologia della performance

All’interno del linguaggio artistico, a partire dagli anni Sessanta, la performance diventa un attacco radicale e un luogo di trasgressione; una sorta di autorappresentazione legata ai fenomeni culturali e sociali. Essa arriva ad imporsi come nodo fondamentale nella storia dell’arte contemporanea perché l’essere al mondo si afferma come prassi fondante del fare estetico. E’ dunque l’esistenza stessa ad affermarsi e per la prima volta l’arte si identifica, si interseca, diviene corpo compatto con la vita. Da questo momento tutti i ruoli tradizionali vengono azzerati e sfalsati.
La conferenza verterà sull’esperienza del corpo, quindi sulla fenomenologia della performance radicale che si evolve dagli anni Sessanta (Vito Acconci, Chris Burden, Eva Hesse, Rebecca Horn, Ana Mendieta) passando per quella estrema degli anni Novanta (Orlan, Mathew Barney, Marcelì Antunez Roca) fino alla pratica artistica più socializzante e poetica di Francis Alÿs, Jeremy Deller e di giovani artisti italiani come Elena Bellantoni.
Teresa Macrí è critica d’arte, curatrice indipendente e scrittrice. Si occupa di Cultura Visuale ed è docente di “Fenomenologia delle Arti Contemporanee” all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Collabora come saggista con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, curando “voci” attinenti ai nuovi processi di ridefinizione dell’arte contemporanee. Collabora a Il Manifesto e con riviste internazionali. Tra le pubblicazioni si ricordano: Il corpo postorganico, Costa & Nolan, 1996 (nuova edizione aggiornata de Il corpo postorganico, Costlan, 2006); Metamorfosi do sentir, Lisbona, Assirio Y Alvim, 1998; Cinemacchine del desiderio, Milano, Costa & Nolan, 1998; Postculture, Roma, Meltemi, 2002; In the Mood for Show, Roma, Meltemi, 2008 e Politics/ Poetics, Milano, Postmediabook, 2014.