OUTDOOR: l’arte esce dal Museo Novecento

22 maggio 2019

Il progetto per la circolazione e la valorizzazione delle opere delle collezioni civiche ideato da Sergio Risaliti entra nella Casa Circondariale di Firenze Sollicciano

Le opere d’arte escono dal perimetro del Museo e si presentano in un contesto diverso da quello museale. È questo lo spirito con cui è nato lo scorso anno il progetto Outdoor, ideato dal direttore artistico del Museo Novecento Sergio Risaliti e realizzato da Museo Novecento, Comune di Firenze e Associazione MUS.E (grazie al contributo degli sponsor tecnici Apice Firenze S.r.l., MagJlt e Rossella Lari).Dopo aver portato dipinti e sculture delle collezioni civiche all’interno di numerose scuole fiorentine, il Museo Novecento adesso è pronto a far avvicinare all’arte anche i detenuti della Casa Circondariale di Firenze Sollicciano. Outdoor diventa così parte del progetto Educare alla bellezza: conoscere i Musei Fiorentini già avviato dalla scuola CPIA1 (Centro Provinciale per l’Istruzione degli adulti) e vede partecipare i detenuti e le detenute iscritti e frequentanti i corsi scolastici presenti all’interno del penitenziario.

Nell’ottica di una maggiore valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo, anche al di fuori delle mura delle Ex Leopoldine, il Museo Novecento ha organizzato una serie di iniziative volte a raccontare e rileggere gli artisti e le opere della propria raccolta.

Martedì 21 maggio, sono state introdotte all’interno della casa circondariale due opere delle collezioni civiche fiorentine – Renato Paresce “La casa e la nave” (1931, tempera su cartoncino) e Severo Pozzati “Maternità” (1917,bronzo) – che i detenuti hanno potuto apprezzare e “studiare” grazie al supporto di un restauratore, coinvolto nel progetto, e di un mediatore culturale dell’Associazione MUS.E che ha fatto un’introduzione sull’opera e sull’attività ci ciascun artista. È la prima volta che opere d’arte moderna di valore come quelle di Paresce e Pozzati superano le mura di un carcere per incrociare lo sguardo di persone, come i detenuti, costrette all’isolamento anche dalla vita culturale.

Molte azioni sono necessarie per valorizzare e divulgare l’arte – spiega il direttore Sergio Risaliti. La mediazione culturale all’interno di un museo è la prima tra queste. Abbiamo immaginato di creare un ulteriore collegamento tra le opere della collezione e il pubblico, invertendo la direzione. In questo caso sono le opere che raggiungono le persone nel loro habitat quotidiano. In primis abbiamo coinvolto i bambini e i ragazzi nelle scuole, adesso il museo entra all’interno del penitenziario e per un giorno i detenuti si faranno custodi di un bene prezioso come l’arte. Spiegheremo come si preserva nella sua cassa un’opera. Saremo in compagnia di un restauratore in camice bianco per analizzare il manufatto. Lo storico dell’arte racconterà aneddoti sulla vita e illustrerà i significati riposti. Siamo convinti di collaborare alla crescita dell’amore per l’arte, senza il quale parole come tutela e conservazione rischiano di rimbalzare a vuoto. E forse in questo caso, restituiremo un po’ del desiderio di bellezza che certi contesti sottraggono all’animo umano”.

Il progetto proseguirà poi con visite in ospedali, biblioteche, istituti per anziani, aziende e case private. Simili occasioni nascono con l’intento di valorizzare l’opera e di incentivare la sensibilizzazione nei confronti dell’arte moderna e contemporanea, offrendo ai convenuti l’opportunità di un faccia a faccia ravvicinato con alcuni dei capolavori presenti nelle collezioni civiche.