ALLAN KAPROW. I will always be a painter – of sorts. Drawings, Paintings, Happenings, Environments

20 febbraio - 5 ottobre 2020

Being an artist today is to know oneself, to know oneself is to forget oneself

(which is the image one has of one’s “self”). – Allan Kaprow

curata da Sergio Risaliti e Barry Rosen

Il Museo Novecento annuncia la grande antologica dedicata ad Allan Kaprow (Atlantic City, 1927 – Encinitas, 2006) padre degli Environments e degli Happenings, un artista poliedrico e instancabile, che nell’arco della sua intensa carriera si è confrontato con i media più diversi. La mostra, ALLAN KAPROW I will always be a painter – of sorts, a cura di Sergio Risaliti e Barry Rosen, promossa dal Comune di Firenze, realizzata in collaborazione con Allan Kaprow Estate e Hauser & Wirth, apre al pubblico il 20 febbraio e presenta per la prima volta in Italia un corpus di circa quaranta opere su carta e tela che rappresentano l’esordio dell’artista.

Allan Kaprow, molto attivo anche come teorico, ha influenzato generazioni di artisti, promuovendo un’idea di arte allo stesso tempo concettuale e spontanea, utopica e provocatoria, politica e ironica. Dopo una carriera da pittore fortemente influenzata dall’Action Painting di Jackson Pollock, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, abbandona i mezzi di espressione più classici e comincia a realizzare ambienti e azioni interattive ed effimere che mettono in discussione l’idea di un’arte monumentale sempre uguale a se stessa e immutabile nel tempo. In linea con la contaminazione tipica di quegli anni tra performance, teatro, danza e arti visive, le sue opere promuovono un’integrazione sempre maggiore tra spazi, materiali, tempo e persone. Al fine di ricostruire la parabola creativa dell’artista, il Museo Novecento delinea un percorso a ritroso all’interno della sua ricerca, che si apre con la reinvention di due opere emblematicheFLUIDS (1967) al piano terra ideata dagli artisti  Davide D’Amelio, Anna Dormio, Bekhbaatar Enkthur, Esma Ilter, Giulia Poppi, Negar Sh, attualmente in residenza presso la Manifattura Tabacchi, e WORDS (1962) al primo piano progettata da Dania Menafra, che si confronta con la creazione di desiderio e consenso nella società digitale dominata dal marketing emozionale – attraversa la sua intensa produzione grafica ed editoriale, i video e le azioni degli anni Settanta (esposti nella sala Cinema), per terminare con i disegni e i dipinti.
Queste ultime sale raccolgono un corpus di circa quaranta opere (20 dipinti e 19 disegni), esposti per la prima volta in Italia, che gettano luce sulle implicazioni performative di questi primi lavori su carta e su tela. Grazie all’esperienza dell’Action Painting, Kaprow aveva compreso come un dipinto potesse coinvolgere lo spettatore fino a dare l’impressione di abbandonare la parete ed entrare nello spazio reale. Questi lavori gettano le basi per una nuova concezione di opera d’arte che si apre ad una radicale commistione tra arte e vita, arte e spazio urbano, arte e teatro.
In occasione della mostra, gli artisti Jacopo Miliani e Elena Mazzi sono stati invitati a progettare due ulteriori reinvention di FLUIDS che si svolgeranno all’esterno del Museo rispettivamente il 4 aprile in alcune piazze del centro storico e il primo maggio alla Manifattura Tabacchi.

Calendario delle reinvention

Allan Kaprow
WORDS, 1962 (New York)

2020 Version
Dania Menafra
WOM!
Museo Novecento, Firenze
20.02-05.10.2020

Sotto al loggiato rinascimentale del museo, già utilizzo per interventi site-specific attorno al tema del linguaggio, Dania Menafra ha progettato WOM!, la sua reinvenzione dell’environment Words.
WOM!, acronimo di Word of Mouth, è il passaparola spontaneo che, attraversando vecchi e nuovi media,corre rapido di bocca in bocca. Il passaparola è anche uno dei mezzi delle strategie di marketing emozionalemaggiormente usati da aziende e leader politici sui social network per creare un legame emotivo con gliutenti-consumatori. Si tratta di un modello di business che, facendo leva sulle energie creative sollecitatedalle emozioni e su quel senso di appartenenza definito effetto community, mira a innescare contenuti virali che agiscano da catalizzatori di consumo e di fidelizzazione per direzionare il consenso collettivo: ne nascono fiumi di parole dove tutto è lecito, purché se ne parli.
WOM! si compone di qualche centinaia di frasi, parole ed emoticon estrapolate dai profili pubblici di brandcommerciali. Stampate come poster e distribuite lungo il loggiato, possono essere prelevate e incollate sulle pareti per creare nuove associazioni. Come il marketing punta sul ruolo attivo dell’utente-consumatore, così il visitatore è invitato a interagire con le frasi a proprio modo, in un gioco di identità e perdita di senso, dove l’incontro tra linguaggio e pubblico rivela le sue potenzialità, lasciando spazio a una creatività sempre più libera e consapevole.

Dania Menafra (Siena, 1989) studia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, laureandosi nel 2015/2016 in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi, Grafica. Ha lavorato come graphic designer per: Ufficio Grafico dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, 40° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano (Siena), Birra Amiata (Siena), Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (Prato), Fondazione Palazzo Strozzi (Firenze), Lo schermo dell’arte Film Festival (Firenze), Villa Romana (Firenze), Fondazione Franco Zeffirelli (Firenze), La Progressiva (Firenze), Associazione Culturale Città Nascosta (Firenze), Manifattura Tabacchi (Firenze), Museo d’Inverno (Siena), Museo Novecento (Firenze).

Allan Kaprow
FLUIDS, 1967 (Pasadena, Los Angeles)

2020 Version
Davide D’Amelio, Anna Dormio, Bekhbaatar Enkthur, Esma Ilter, Giulia Poppi, Negar Sh
FOLD FLUIDS
Museo Novecento, Firenze
20.02-05.10.2020

FOLD FLUIDS è la reinvention ideata da Davide D’Amelio, Anna Dormio, Bekhbaatar Enkthur, Esma Ilter, Giulia Poppi, Negar Sh, i sei giovani artisti che stanno svolgendo in questo periodo una residenza presso la Manifattura Tabacchi di Firenze. Per tre mesi il pubblico del museo potrà partecipare alla costruzione di una versione di FLUIDS realizzata non più con blocchi di ghiaccio ma con fogli di carta piegati secondo la tecnica degli origami. Nelle mani dei visitatori ciascun foglio si trasforma in un mattone di carta che andrà a costruire un parallelepipedo di 9 x 2,5 metri, rispettando le dimensioni originali della prima versione di FLUIDS.
Nella cultura popolare italiana è consuetudine dire “fare un castello di carta” per alludere ad un’impresa che è destinata a fallire, ma è nel fallimento, nella messa in discussione e nella costante distruzione che si aprono nuove possibilità di riorganizzazione delle strutture, siano esse sociali, economiche o politiche.

Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994); Davide D’Amelio (Termoli, 1990); Anna Dormio (Putignano, 1994); Esma İlter (Marmara Eregli, Turchia, 1993); Negar Sh (Theran, Iran, 1989); Giulia Poppi (Modena, 1992).

In collaborazione con Manifattura Tabacchi